Vita peregrinatio est

(Ad mortem festinamus)

Canti e danze di pellegrini sulla via di Santiago de Compostela
regia di Ingrid Wetzel

 

Il pellegrinaggio, insieme alla venerazione dei santi e della Madonna, al culto delle reliquie e alla fede nei miracoli, fu uno degli aspetti in cui si manifestava la religiosità dell’uomo medioevale.

I motivi principali che spinsero i pellegrini con tanto zelo verso i luoghi sacri furono sicuramente la devozione e la speranza del perdono o di una guarigione miracolosa. Oltre a ciò un pellegrinaggio offriva a tanti pellegrini l’unica occasione per rompere i rigidi schemi della propria vita e per sfuggire almeno per un certo periodo dalla quotidiana miseria. E infine anche lo spirito di avventura, la voglia di fare nuove esperienze e di conoscere nuove terre e persone, furono indubbiamente uno stimolo importante (se non talvolta la vera forza motrice) per intraprendere il viaggio.

Nel pieno Medioevo il pellegrinaggio fu un fenomeno di massa. Migliaia di pellegrini da tutti i ceti sociali e da tutti i paesi d’Europa si trovarono per strada, in cammino verso le più importanti mete di pellegrinaggio, ma anche verso i numerosissimi centri minori.

Le testimonianze iconografiche e letterarie del pellegrinaggio sono numerose e significative. Per la musica abbiamo a disposizione solamente fonti in una misura molto limitata. Tre fonti dall’ambito spagnolo contribuiscono in modo più esteso alla conoscenza della musica del pellegrinaggio: le Cantigas de Santa Maria (seconda metà del XIII secolo), il Codex Calixtinus (intorno al 1150) e il Llibre Vermell (fine XIV secolo).

La raccolta delle Cantigas de Santa Maria, la più vasta e importante di musica sacra non liturgica del XIII secolo, fu concepita per il circolo ristretto della corte di Alfonso X (1252-1284), re di Castiglia e Leon. Dedicate alla devozione della Madonna, comprendono per la maggior parte racconti di miracoli, alcuni dei quali riguardano anche le tematiche del del pellegrinaggio.

 

La musica tramandata dal Codex Calixtinus consiste esclusivamente in canzoni liturgiche e paraliturgiche per celebrare San Giacomo a Compostella, che era con Gerusalemme e Roma una delle tre mete di peregrinatio maior. Di un particolare interesse per la musica dei pellegrini è l’inno Dum pater familias, riportato sull’ultimo foglio del codice con musica. Questo inno contiene, dopo la seconda strofa, una inserzione che costituisce probabilmente il "relitto" di un vecchio canto di pellegrinaggio tedesco («…Herru sanctiagu, grot santiagu, e ultreja, e suseja. Deus aia nos»)

 

Il canto di pellegrinaggio tedesco Wer daz elend bauen wil è una sorta di guida di pellegrinaggio cantata. Nelle diverse strofe presenta indicazioni di ogni genere: consigli per l’attrezzatura necessaria, per la preparazione del viaggio, per l’itinerario, per il comportamento nei paesi stranieri, raccomandazioni per certi ospizi, racconti di avventure strane… Pochi pellegrini disponevano di una guida scritta, ancora meno sapevano leggerla: così la canzone aiutò a divulgare ed a memorizzare tutte le indicazioni preziose sul pellegrinaggio.

Ovviamente i pellegrini non si limitavano ad ascoltare e cantare esclusivamente musica devozionale o canti di pellegrinaggio, ma si divertivano e si sfogavano pure con canti e danze popolari, spesso giudicati da parte del clero eccessivi e non adatti allo status di pellegrini o ai luoghi sacri. In questo contesto sono nati i dieci brani che ci riporta il Llibre Vermell:

Quia interdum peregrini quando vigilant in ecclesia beate marie de monte serrato volunt cantare et trepudiare et etiam in platea de die. Et ibi non debeant nisi honestas ac devotas cantilenas cantare, idcirco superius et inferius alique sunt scripte. Et de hoc uti debent honeste et parce ne pertubent perseverantes in orationibus et devotis contemplationibus in quibus omnes vigilantes insistere debent pariter et devote vaccare.
Talvolta i pellegrini mentre vegliano nella Chiesa di S. Maria di Monserrato vogliono cantare e ballare; e lo stesso in piazza di giorno. Ma in chiesa devono cantare soltanto oneste e devote canzoni: perciò ne sono state trascritte alcune, già sopra e ancora altre più sotto. Ma devono servirsene con compostezza e moderazione per non disturbare coloro che vogliono concentrarsi nella preghiera e nella contemplazione, pratiche alle quali comunque tutti i veglianti devono parimenti dedicarsi con costante devozione.

   
I brani del Llibre Vermell costituiscono una testimonianza unica epreziosissima perché si tratta di musica scritta direttamente per l’uso del pellegrino, e per lo più consistente in danze sacre, destinate per la prima volta al popolo, cioè ai fedeli comuni e non al clero: oltre a testi in latino, infatti, troviamo testi in catalano. Queste danze del Llibre Vermell vengono specificate come ballate (balada) oppure come danze in cerchio o canzoni a ballo (bal redon / ad trepudium rotundum), cioè danze che rappresentano la forma più caratteristica del repertorio coreutico medioevale e anche maggiormente documentata nell’arte figurativa e nella letteratura. Le citate denominazioni rimangono però le uniche esigue indicazioni dirette per una ricostruzione delle danze in questione. La scarsità di indizi coreografici riguarda purtroppo tutte le danze conosciute del periodo medievale. Finchè non furono compilati i primi trattati di danza nella prima metà del XV secolo, non si ebbero a disposizione delle testimonianze coreutiche specifiche, cioè delle vere e proprie coreografie con spiegazioni dettagliate dei passi, ma solamente delle indicazioni indirette e sparse in fonti diversissime. Lo studio profondo e attento di tutte queste varie testimonianze permette di ricostruire le danze medioevali con criteri validi e fondati, ma non può evitare che ogni ricostruzione rimanga sempre ipotetica, interpretativa e soggettiva, risultato di una ricerca anche interiore e personale.

Il canto Ad mortem festinamus del Llibre Vermell è stato prescelto per creare la rappresentazione sacra di una danza macabra. L’uomo medioevale era ossessionato dalla mala morte, cioè dalla morte improvvisa che lo coglie nel pieno della vita e che potrebbe portarlo direttamente all’inferno, senza il tempo di liberarsi dal peso dei peccati attraverso pentimento, confessioni, penitenze e pellegrinaggi:

 

 

Vita brevis breviter

in brevi finietur

mors venit velociter

quae neminem veretur.

Omnia mors perimit

et nulli miseretur.

Ni conversus fueris

et sicut puer factus

et vitam mutaveris

in melioris actus

intrare non poteris

regnum Dei beatus.

Tuba cum sonuerit,

dies erit extrema

et iudex advenerit,

vocabit sempiterna

electos in partia

prescitos ad inferna.

La vita è breve, e in breve finirà: verrà rapidamente la morte, e lei non ha paura di nessuno. La morte annienta tutto, e di nessuno ha pietà.
Se non ti sarai convertito diventando come un bimbo, e non avrai cambiato la tua vita in meglio, non potrai entrare beato nel regno di Dio.
Quando suonerà la tromba, sarà l'ultimo giorno, e verrà il Giudice: chiamerà gli eletti all'eternità, e i predestinati all'inferno.

La morte prende per mano i diversi ceti sociali: il cerchio ne sottolinea l'assoluta uguaglianza di fronte ad essa, ed il conseguente abbattimento di ogni squilibrio gerarchico. Nel rispetto più puro dell'iconografia tradizionale.

 

   

 

La rappresentazione si apre e si conclude con una processione, cioè con devozione "strada facendo", "vita vivendo", alludendo con ciò sia allo stato di homo viator del pellegrino, sia al concetto antropologico cristiano che vede l’uomo nella vita come un pellegrino e la vita terrena come un pellegrinaggio verso Dio. Vita peregrinatio est - il viaggio diventa metafora della vita. La vita come viaggio, cammino; e ricerca di qualcosa di migliore, più grande, profondamente diverso…

 

 

Al Qantarah

Tripudio Mundi

Fabio Accurso

ud, daf, canto

Agostina Agosti

Roberto Bolelli

canto

Laura Brizzolari

Donato Sansone

flauti, friscaletti, symphonia, gaita, darabukka, voce

Angela Ceresoli

Fabio Tricomi

ud, viella, marranzano, zarb, arpa, flauto da tamburo

Alessandro Colombo

 

 

Mariangela Lazzari

 

 

Ugo Migliorini

 

 

Francesco Piccinelli

 

 

Anna Raimondi

 

 

Giuliano Soldi

 

 

Ingrid Wetzel

 

Le immagini sono state riprese durante la rappresentazione di Bonate di Sotto del 7 giugno 2002.