L'Unione Sarda

07 08 03

ITALIA

 

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Lapilli di parole, ma anche di note con le splendide esecuzioni dell'ensemble "Al Quantarah”

Gullotta ha deciso di «salire su quel piedistallo naturale che è la Storia» per tentare di stimolare il pensiero con un appassionante viaggio tra le pagine della letteratura siciliana

È un percorso poetico-musicale costruito per riflettere sul passato, ma anche per condividere sensazioni

 

 

Leo Gullotta: «Uno spettacolo contro la volgarità di oggi»

Viaggio nella letteratura siciliana con le belle musiche degli "Al Qantarah"

 

Viviamo «tempi volgari», sostiene con amareggiata convinzione» Leo Gullotta. Che non parla di squallidi siparietti della politica o programmi televisivi spazzatura, ma pensa a qualcosa di più radicato nel costume contemporaneo. L'incapacità di fermarsi a pensare. «In troppi non riescono più a farlo», dice l'attore catanese: «Così si ritrovano a non capire la realtà che li circonda, a non sapere ascoltare. E a vivere la diversità come un problema piuttosto che come una ricchezza». La colpa? «È nell'incapacità di imparare dalla storia e dalla letteratura». E allora, «senza retorica», Gullotta ha deciso di «salire su quel piedistallo naturale che è la Storia» per tentare di stimolare il pensiero con un appassionante viaggio tra le pagine della letteratura siciliana. Per raccontare una terra, la sua terra, ma anche (e soprattutto) per abbattere barriere ideologiche, culturali, regionali, transnazionali, riflettendo su quanto la Sicilia, dall'età dell'oro di Federico II di Svevia ad oggi, abbia dato alla cultura italiana (ma anche europea).

Leo Gullotta lo fa nello spettacolo Lapilli, voci e suoni dall'isola messo in scena nel teatro di Nora per la rassegna del Cedac. I suoi lapilli sono versi dei poeti della scuola siciliana del Duecento - Jacopo da Lentini. Stefano Protonotaro, Cielo D'Alcamo - oppure brani del "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa, di Andrea Camilleri e del suo "La scomparsa di Patò", ma l'attore cita anche Prezzolini. Lapilli di parole, ma anche di note con le splendide esecuzioni dell'ensemble "Al Quantarah”, cinque musicisti che, da anni, fanno un appassionato lavoro di ricerca su musica e strumenti medievali della cultura siciliana. È un percorso poetico-musicale costruito per riflettere sul passato, ma anche per condividere sensazioni. Gullotta affronta questo viaggio con l'animo di «un venditore di emozioni che, ogni tanto, sente il bisogno di dirle a voce alta». Per farlo sceglie di ricreare un'atmosfera familiare e intima tra le rovine di Nora: «Immaginate che questo teatro sia la terrazza di una casa siciliana», dice agli spettatori, «noi siamo qui per raccontarci un po' di cosuzze e mangiare o' molone e la granita».

In questo grande terrazzo immaginario non manca però la scenografia che parla della Sicilia. Per terra c'è un tappeto di sabbia, poi una composizione di ceste, fascine e una cascata di teli di iuta che regala l'immagine di un Etna stilizzato. Gullotta tira fuori tutta la sua sicilitudine: quando recita liriche e indossa i panni del popolano, quando danza sulle musiche degli "Al Quantarah" e diventa giullare, pupo siciliano, devoto di Sant'Agata. Il suo è un esperimento coraggioso: per la durata di questa incursione nella letteratura siciliana (due ore senza intervallo) che non segue un ordine cronologico ma procede a salti nel tempo. Ma anche per la scelta di proporre agli spettatori uno spettacolo "destrutturato", in cui Gullotta smette di recitare e intervista i suoi musicisti sulla storia dei loro strumenti. Oppure cita Dante e un suo elogio alla superiorità del volgare siciliano per ironizzare sulle idee di Bossi e fare riferimenti alla cronaca. Il fascino di Lapilli è proprio nella continua scoperta dell'origine di strumenti come il friscalettu, la synphonia, lo scattagnetti, come in quella curiosità che ti fa venire voglia di riaprire una letteratura italiana. Succede poi che, quando Gullotta recita una poesia di Ignazio Buttitta, ci si ricordi improvvisamente che in Sicilia c'è anche la Mafia. Per due ore l'avevamo dimenticato.

Serena Schiffini