La Sicilia

04 07 2003

ITALIA

 

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Uno spettacolo [...]  lontano dalla solita cartolina siciliana

Uno spettacolo che nasce dall’incontro tra l'attore catanese e l'Ensemble di musica siciliana antica Al Qantarah

 

 

Leo Gullotta tra voci e suoni della Sicilia

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ROMA. «Un viaggio particolarissimo, uno spettacolo anomalo» definisce Leo Gullotta «Lapilli suoni dall'isola», che questa sera inaugurerà la rassegna «I concerti del parco» nell'incantata cornice di Villa Pamphili. Uno spettacolo che nasce dall’incontro tra l'attore catanese e l'Ensemble di musica siciliana antica Al Qantarah, «dedito alla ricerca di musiche medievali - spiega Gullotta - il cui risultato finale è un tentativo di ricognizione sonora di una Sicilia multiforme e multietnica che di fatto sopravvive fino ai nostri giorni. Il gruppo mi faceva la corte da circa due anni per fare un lavoro insieme e questo spettacolo costruito da Fabio Grossi è arrivato al momento giusto».

 

Lei parlava di un viaggio particolare: quali le rotte su cui si muove lo spettacolo?

 

«E’ un viaggio tra parole e musica che parte da Federico II, sovrano illuminato e tollerante di cui leggerò alcune poesie, per continuare con Cielo d'Alcamo e Giacomo da Lentini, fino ad incontrare Giuseppe Tomasi di Lampedusa e terminare con i contemporanei Camilleri e Buttitta, di cui farò ascoltare "Cantata contro la mafia" del ‘61. Uno spettacolo che evita i soliti luoghi comuni sulla Sicilia per affidarsi alla sua essenza poetico-musicale, alle sue atmosfere più ricercate e eleganti, capace di essere nello stesso momento leggero, brioso, ma anche sferzante e caustico, proprio come l’opera di Buttitta, che alla sua terra non risparmia lodi e disapprovazioni»

 

Uno spettacolo, sembra di capire, lontano dalla solita cartolina siciliana...

 

«A rappresentare la Sicilia ci saranno simbolica mente delle ceste di vimini vuote poggiate per terra e un tappeto di iuta e la nostra intenzione è quella di abolire la distanza tra la platea e il palcoscenico, ricreare un’atmosfera analoga a quella che si respira su una terrazza siciliana in una notte d'estate sotto le stelle. Voglio che ci sia un'aria confidenziale tra i poeti evocati e la gente che ascolta. Era un mio dovere fare questo spettacolo senza retorica, ma elegante e in alcuni moment anche tagliente, specchio fedele di un popolo che per la sua stessa storia è emarginato ma anche depositario di una grande cultura».

 

Gullotta, e i lapilli del titolo fanno riferimento a quelli dell'Etna?

 

«Sicuramente, anche se nello spettacolo ad essere infocate sono le parole di alcuni poeti e scrittori. I lapilli che traboccano dall’Etna sono affascinanti e insieme terribili, simboli di un'isola traboccante d'amore e contraddizioni».

 

Porterà questo suo spettacolo in Sicilia?

 

«Per ora farò solo Roma, le Ville Vesuviane e Nora in Sardegna, ospite della manifestazione «La notte dei Poeti». Porterò la Sicilia fuori dalla Sicilia, ma non escludo di tornare a casa per la stagione invernale».[...]

Osvaldo Scorrano