Il Popolo Dertonino

06 07 1997

ITALIA

 

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Uno scroscio virtuosissimo di note

Sei interpreti tutti dotati di alta preparazione tecnica, di grande competenza musicologica, di profonda sensibilità

L'esecuzione che profonda risonanza nel petto degli astanti!

Ha parlato soltanto la musica: gaia, lieve, scatenata. C'era da godere e da imparare

È musica, è sinfonia. È dolcezza e godimento

 

 

Cori di secoli, di culture e di genti
 

Sei protagonisti. Quattro strumentisti, due cantanti (una donna), uno scroscio virtuosissimo di note, voci modulate e giovani, ritmi allegri, dolci, intensi: una grande ed originale serata.

È stato sabato 28 giugno 1997, ore 21, in Santa Maria a Sale.

Un pieno di persone e di musica, che raramente si trova. Un "tutto esaurito" davvero consolante, di gente proveniente da ogni parte.

Si è trattato della serata che la "Rassegna Regionale Piemontese di Musica Medioevale" ha riservato alla nostra Chiesa, inserita nel novero delle prestigiose sedi storico-artistiche, attraverso le quali si vanno via via snodando le sei (o sette) manifestazioni programmate.

Il complesso Al Qantarah, i sei interpreti tutti dotati di alta preparazione tecnica, di grande competenza musicologica, di profonda sensibilità, ha eseguito "Canti e suoni della Sicilia medioevale", destinati a scandire i tempi della Preghiera e della Festa, quasi a far rivivere un mondo e una cultura rivisitate nell'equilibrio di una quotidianità che sapeva dare a Dio e a Cesare ciò che loro competeva.

Ci hanno dilettato, ma ci hanno anche sorpresi i musicanti di Al Qantarah. Come quando ci hanno "inchiodati" con le note scandite e quasi gridate del "Benedicamus Domino" (il testo, tutto qui, ma l'esecuzione che profonda risonanza nel petto degli astanti!). O come, con le sole voci scoperte, ci hanno fatto percepire la melodia del canto e l'accompagnamento quasi da canne d'organo.

Sorprendente ancora l'esplosione di giubilo del "Canto di Carnevale" e l'intima dolcezza del "Natali regis glorie".

E la gestualità? I Composta, rarefatta, intimista, senza sbavature, quasi una circolarità nel susseguirsi dei ruoli, negli scambi degli strumenti, nell'alternanza degli "a solo" maschili o femminili, dei cori, dei pezzi strumentali. Tutto senza presentazione e commento. Ha parlato soltanto la musica: gaia, lieve, scatenata. C'era da godere e da imparare: Parte, la storia e - se vogliamo - la geografìa nell'incontro di temi dal Mediterraneo e dall'Oriente, con risonanze riconoscibili pur nella loro individualità.

Una esecuzione filologica, ben armonizzata con l'ambiente, tale da evocare un Medio Evo attualizzato.

Non contiamo gli applausi, i bis richiesti e accordati.

Sorprendenti i testi. Quasi tutti di tradizione siciliana. Alcuni, di tradizione persiana. Sei in latino, un bel latino, puro, essenziale, vicino alla semplicità. Esprimono ammirazione, questi inni latini, a riguardo dei principali dati della fede cristiana, e cantano, esultando in varia libertà lirica, ed anche grafica, i suoi precipui misteri, soprattutto il Natale del Signore. Bellissima, teologicamente, inappuntabile, la sequenza delle strofe dedicate alla Madonna. Illuminante il ritornello "Verbum caro factum est in Virgine Maria". E gli strumenti impiegati? Un inimmaginabile assortimento. Tutti più o meno, inusuali, di poca apparenza, di fattura manuale, provenienti, sembra, dall'antico artigianato o ad esso ispirati. I polpastrelli o le nocche delle dita li fanno vibrare, la palma o il dorso della mano, sfiorandoli, li accarezzano e li lusingano, gli archetti li fanno piangere. Fanno intenerire gli animi, fanno inumidire di sentimento gli occhi ed il cuore.

È musica, è sinfonia. È dolcezza e godimento. Di nessuno di questi organi del suo no conoscevamo il nome, ed era un pec cato. Ma ci ha favoriti la graziosita di uno del complesso Al Qantarah (il Ponte). Ecco, dunque, i nominativi dei fantasiosi artisti ed il loro particolare ruolo. Di seguito: Fabio Accurso, con il suo ud (liuto arabo) ed il suo daf (tamburo persiano); Roberto Bolelli, can tante, a tratti con lo scattagnetti (nacchere); Forzaneh Joorabchi, con setar, dotar (strumenti a corde persiani); Donato Sansone, con friscal3ttu (flauto siciliano di canne), bifara (piffero), Tamburo. darabukka (percussione araba): Fabio Tricomi, con viella (ad arco), Tar (a corde). zarb (percussione persiana, flauto da tamburo, tummureddu. marranzanu (scacciapensieri), ciarramedda (zampogna); Nico Staiti, con tummureddu, riqq (piccolo tamburo persiano), tammorra (tamburoni). Strumentalità, come si vede, molto interessante ed originale. Commendevole l'organizzazione, che ha visto in campo una proficua collaborazione tra Regione Piemonte. Provincia di Alessandria, Comune di Sale, presenti con gruppi di rappresentanza, insieme ad autorità e popolazione del circondario.

Squisita l'ospitalità del comitato Amici di Santa Maria, che - contribuendo di persona anche all'allestimento - ha preparato un rinfresco o, meglio, un ricevimento, tanto più gradevole quanto più inaspettato. Qui la cordialità tra musicanti, autorità e gli altri convenuti si è sviluppata in amichevole convivialità.

Su tutto, oltre agli applausi, è sceso il semplice, appropriato e fine il ringraziamento della dott.ssa Daniela Berri, sindaco di Sale.

Paola Goggi