La Nazione

05 08 2003

ITALIA

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Al Qantarah ensemble che suona magistralmente musica siciliana antica

 

 

 

 

Leo Gullotta incanta l'anfiteatro Fausto

 

 

Terni — «Una prova di teatro, una testimonianza di quanto un attore può fare in un palcoscenico. Un tipo di recita che non si può riproporre nella Tv di oggi». Leo Gullotta, attore poliedrico che interpreta da 40 anni personaggi, tragici e comici, della commedia italiana e del cabaret, racconta così «Lapilli-voci e suoni dall'isola» andato in scena domenica sera all'anfiteatro Fausto nell'ambito della manifestazione «Maree, culture in viaggio». Con lui gli Al Qantarah ensemble che suona magistralmente musica siciliana antica. La recita racconta la storia della Sicilia, dal 1200 durante il regno di Federico II di Svevia fino ai giorni d'oggi. Gullotta è voce narrante di pezzi di letteratura siciliana e che ricorda ha avuto padri illustri: Pirandello, Quasimodo, Sciascia, Buttitta,ecc.. Poche date fissate nei «siti archeologici più belli - dice - a Roma, Napoli e, dopo Terni, la Sardegna. Solo questi luoghi possono ospitare una iniziativa del genere». L'attore catanese al termine dello spettacolo si concede a qualche riflessione e non perde l'occasione per sottolineare quella che deve essere una prova per un attore. «Viviamo tempi volgari — dice —dove la riscoperta della storia della nostra terra è essenziale. Storia che dovrebbe insegnare molto e da cui sembra che non si sia appreso molto». Parla pacatamente non solo del suo spettacolo ma del Teatro in genere. «Oggi la televisione macina tutto e dà spazio solo a chi vuole apparire, anche senza talento. Chi ambisce a fare cabaret pensa che raccontare qualche barzelletta sia tutto. Invece non è così. Questo genere richiede impegno e preparazione. Così deve essere per tutti gli altri spettacoli. Mi ricordo la Tv quando proponeva Salvo Randone e Turi Ferro». Nello spettacolo Leo Gullotta è la voce narrante di brani di poeti e scrittori siciliani. Parte dal 1200 con Giacomo Da Lentini, Cielo D'Alcamo e lo stesso Federico II, per giungere a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Andrea Camilleri. La «Cantata contro la mafia» di Ignazio Buttita, chiude lo spettacolo.

Alessandra Contini