Gazzetta del Sud

28 11 1999

ITALIA

 

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Il gruppo "Al Qantarah" ha ridato suono alla Sicilia medievale

Roberto Bolelli è l’accorato interprete dei testi in siciliano e in latino. Quelli in arabo - vetta espressiva della serata - sono cantati da Faisal Taher

Quello di «Al Qantarah» («Abballati, abballati» è il titolo del loro spettacolo) è un lavoro di straordinario interesse

 

 

Fascino medievale di «Al Qantarah»

 

MESSINA - Con il concerto tenuto venerdì nel teatro Savio, per le associazioni «Accademia Filarmonica» e «Bellini», il gruppo «Al Qantarah» ha ridato suono alla Sicilia medievale, culturalmente connotata dalla stratificata presenza di greci, arabi e normanni, eseguendo brani vocali e strumentali sia di carattere religioso che laico, colti o tramandati oralmente. Brani di anonimi del XII secolo e tradizionali dell'area di Favara, canti monodici e polifonici, quel Dolce lo me drudo attribuito a Federico II e anche una testimonianza della civiltà persiana. I musicisti dei gruppo (il cui nome in arabo vuoi dire ponte), quasi tutti siciliani, hanno già inciso un cd di recente pubblicato dall'etichetta Fonè. Gli strumenti, scelti con estremo rigore filologico, appartengono alle tradizioni isolane e arabe. Come il liuto (oud) e il daf di Fabio Accurso, la ciaramedda, la viella e il marranzanu di Fabio Tricomi, i fiati di Domenico Sansone (bifara e friscalettu) e le percussioni di Nico Staiti (tammorra, riqq). Roberto Bolelli è l’accorato interprete dei testi in siciliano e in latino. Quelli in arabo - vetta espressiva della serata - sono cantati da Faisal Taher (ben noto per la lunga militanza nel Kunsertu), particolarmente intenso specie nella lettura di alcuni versetti del Corano dedicati a Gesù e Maria.

Quello di «Al Qantarah» («Abballati, abballati!!» è il titolo del loro spettacolo) è un lavoro di straordinario interesse se si pensa che il nostro Paese, solo in tempi molto recenti, ha ridestato l'attenzione verso la conservazione delle proprie tradizioni, e non solo musicali.

Enrico Vita