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ago/aug 2006

ITALIA

 

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Se di questo disco si potessero cogliere non solo i suoni, ma anche i profumi, ci troveremmo coinvolti in un'esperienza davvero unica e irripetibile

Spaziando dalla tradizione scritta a quella orale, dal registro colto al popolare, il gruppo "Al Qantarah" ha risvegliato così i fasti della Sicilia medievale

 

 

Troparium de Catania

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Se di questo disco si potessero cogliere non solo i suoni, ma anche i profumi, ci troveremmo coinvolti in un'esperienza davvero unica e irripetibile, in cui l'odore penetrante dell'incenso si confonderebbe con le fragranze inebrianti di agrumeti e gelsomini, con gli aromi di spezie esotiche o con i riverberi delle onde del mare. Già, perché nel CD intitolato "Troparìum de Catania" (pubblicato da Promo Music) l'ensemble vocale e strumentale "Al Qantarah" ha inteso rendere omaggio alla splendida terra di Sicilia e alla sua storia, soffermandosi su uno dei periodi di massimo splendore: il cuore dell'età medievale, agli albori della dominazione normanna. Il Troparìum de Catania è infatti uno dei 3 preziosi manoscritti musicali compilati sull'isola tra il 1100 eil 1160 circa; oggi conservato nella Biblioteca Nazionale di Madrid, è un codice che racchiude al proprio interno non tanto i brani che venivano utilizzati per la celebrazione della Santa Messa - abitualmente derivati dal repertorio gregoriano - quanto invece alcuni canti riferiti a festività che rivestivano un particolare rilievo all'interno del calendario liturgico locale. Insieme con diversi esempi di "tropi" e "sequenze", cioè di interpolazioni melodiche o testuali applicate a brani preesistenti - rispettivamente a quelli dell'Ordinarium missae (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei) e agli alleluia (come le sequenze "Eia fratres", dedicata a Sant'Agata, e "Laudes Deo", per la Festa di Pentecoste) - nell'album troviamo raccolte anche 4 primordiali intonazioni polifoniche a due voci, il solenne "Laudes regiae" (una sorta di litania generalmente eseguita quando il re o l'imperatore indossavano la corona durante gli Uffici liturgici di Natale, Pasqua o Pentecoste) e alcuni più recenti canti di carattere devozionale e penitenziale in dialetto siciliano. Spaziando dalla tradizione scritta a quella orale, dal registro colto al popolare, il gruppo "Al Qantarah" ha risvegliato così i fasti della Sicilia medievale: centro indiscusso della vita culturale e spirituale del Mediterraneo, crocevia privilegiato di antiche civiltà e influssi arabo-orientali, millenaria anticipatrice di quei fenomeni di "contaminazione" artistica oggi tanto di moda.