Troparium de Catania

Feste e Canti della Sicilia Normanna

 Promo Music PM CD 003 - Distr. Egea

 

Fabio Accurso

ud, liuto, daf, azzarinu, voce

Roberto Bolelli

voce, scattagnetti, traccola

Igor Niego

daf, nay

Donato Sansone

friscalettu, synphonia, daf, bifira, voce

Sebastiano Scollo

voce, arpa

Fabio Tricomi

arpa, ciaramedda, zarb, lira, kemanche, tammureddu, marranzanu, traccola, voce

 

Produzione
Marcello Corvino

Registrazione, editing, mix e mastering
Carlo Cantini – Digitube Studio, Mantova

2006 Promo Music – Machiavelli Music Publishing

Orientis partibus / Ballettu
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid* / Trad. Sicilia

Crucifixum in carne
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Popule me
Trad.
Sicilia (Licodia Eubea)

Anni novi circulus
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Dei patris unice
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Natus est
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Laudes regiae
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Novus annus
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Nuvena / Laudes deo devotas / Ballettu
Trad. Sicilia / XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid* / Trad. Sicilia

Ave Virgo singularis
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Virgo dei genitrix
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Omnis mundus iocundetur
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Stabat mater
Trad. Sicilia (Licodia Eubea)

Dicimus ecclesiam
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Benedicamus domino
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Eia fratres personemus
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

Vitti passari na cavallaria
Trad. Sicilia (Licodia Eubea)

Affirmavit eius
XII sec., Biblioteca Nacional de Madrid*

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* mss 288-289-19421

 

I tropari siculo-normanni sono 3 affascinanti manoscritti musicali scritti in Sicilia tra il 1100 ed il 1160 circa. Attualmente sono conservati nella Biblioteca Nacional di Madrid, dopo che vi furono portati nei primi anni del 18° secolo. Del ristretto gruppo di libri di questo periodo contenenti musica per la liturgia latina che sono sopravvissuti in Sicilia, questi tre sono i più importanti. Il motivo consiste nel fatto che essi contengono non tanto il canto tradizionale per la Messa – detto comunemente “canto gregoriano” – bensì un gran numero di canti particolari per importanti festività nell’anno liturgico. Ci si riferisce spesso a libri come questi col nome di “tropari”. Due dei tropari siculo-normanni furono probabilmente scritti ad uso della cappella ducale/reale. Il più antico, il Madrid 288, scritto intorno al 1100, potrebbe essere stato usato nella cappella di Ruggero il “Gran Conte”. Esso contiene tra le altre cose il ciclo di canti per la festa di San Giuliano (Vespri, Mattutino e Lodi); la celebre Cappella Palatina di Palermo possedeva le reliquie di San Giuliano e vi si può ancora vedere un mosaico che ritrae il santo. La notazione musicale del Madrid 288 è costituita da neumi in campo aperto. I canti devono quindi essere decifrati con l’aiuto di manoscritti più tardi con notazione su rigo (principalmente Madrid 289). Il Madrid 289, scritto intorno al 1140, fu probabilmente usato nella cappella del Re Ruggero. Il terzo tropario, Madrid 19421, fu scritto circa vent’anni dopo per la cattedrale di Catania: contiene una sequenza per Sant’Agata, patrona della città.

I tre manoscritti contengono canti con tropi, cioè con versi che integrano canti preesistenti. Nel caso dei manoscritti siculo-normanni sono i canti dell’ordinario della messa - Kyrie, Gloria, Sanctus e Agnus Dei – ad essere tropati. Il Madrid 19421 ha la più vasta collezione di Gloria tropati di ogni altro manoscritto conosciuto. Un’altra particolare categoria di canti nei tre manoscritti è quella della sequenza, cantata dopo l’alleluja in occasione di festività importanti (la sequenza cadde progressivamente in disuso nel corso del 16° secolo ed un decreto del Concilio di Trento restrinse drasticamente la pratica di questo canto). Il Madrid 19421 ne contiene 90, comprese le due presenti il questa registrazione, Eia fratres dedicata a S. Agata e Laudes Deo devotas per la Pentecoste

Tra i numerosi canti inusuali nei tre tropari troviamo drammi liturgici e il maestoso canto conosciuto come “Laudes regiae”, una sorta di litania che veniva tradizionalmente eseguita quando il re o l’imperatore indossava la corona alla messa di Natale, Pasqua o Pentecoste. Nelle pagine finali del Madrid 19421 ci sono perfino quattro esempi di polifonia a due voci, nei quali una voce superiore ricca di ornamenti è aggiunta ad una parte inferiore più semplice. Ave virgo singularis è un canto per la Beata Vergine Maria, probabilmente eseguito al termine del Vespro o della Compieta o in una particolare cerimonia della sera fatta di fronte ad un’immagine della Vergine. La sua struttura è sostanzialmente semplice, basata su tre coppie di strofe doppie; ma gli ornamenti della voce superiore arricchiscono la semplice struttura di arabeschi melismatici. Benedicamus Domino è un versetto cantato alla fine dei Vespri e di altri uffici. Crucifixum in carne è la seconda sezione (verso) di un canto eseguito durante una processione solenne prima della messa di Pasqua. Tradizionalmente i solisti eseguivano questo versetto, e in alcune cappelle musicali di spicco (come Notre Dame di Parigi, Chartres o Winchester) i solisti cantavano in polifonia. La funzione di Affirmavit eius è invece sconosciuta: si tratta molto probabilmente di un frammento. Viene eseguito in questa registrazione allo scopo di presentare integralmente la polifonia contenuta nel Madrid 19421. Questo manoscritto catanese occupa dunque una posizione di prestigio accanto alle più famose fonti per la polifonia del 12° secolo dell’Aquitania o di Santiago de Compostela.

In verità l’aspetto più interessante dei tropari è la loro raccolta di canzoni in Latino, molte delle quali legate al periodo natalizio. Tali canzoni vennero introdotte nella liturgia nel corso del 12° secolo, specialmente in occasione del Capodanno, la Festa della Circoncisione, conosciuta anche come “festa dei folli”, a causa delle buffonerie dei subdiaconi incaricati dei servizi di quel giorno. Orientis partibus, la più nota tra questa canzoni, era cantata mentre un asino veniva portato dentro la chiesa. Molti di questi brani mostrano grande perizia tecnica e poetica: rime audaci e schemi ritmici nei testi ed un forte senso tonale nella musica, in netto contrasto con il tradizionale “canto gregoriano”. Anni novi circulus è piuttosto semplice, come un inno; anche Dicimus ecclesiam ha una struttura semplice, ma con strofe di lunghezza doppia rispetto ad un normale inno; Omnis mundus iocundetur ha un lungo ritornello al termine di ogni strofa; in Virgo dei genitrix, invece, è inserita dopo ogni versetto una brevissima frase ritornello, “Eia obsecra”; Natus est, natus est è una vivace successione di brevi versetti raddoppiati: quando la successione dei distici è stata cantata una volta, la musica viene ripetuta con un nuovo testo.

Questa musica può risuonare oggi con la stessa forza di nove secoli fa. Dovremmo immaginarcela stridente nei servizi liturgici in cui la maggior parte dei canti era nel tradizionale stile gregoriano, più meditativo e contenuto. Il contrasto con questo nuovo tipo di canti dev’essere stato particolarmente forte, la pratica della polifonia ancor di più. Ma proprio come la chiese medievali venivano spesso ricostruite, risultando una mescolanza di stili architettonici, così anche la musica della liturgia medievale era fatta di diverse stratificazioni storiche. I tropari siculo-normanni colgono una delle stratificazioni più moderne dal periodo in cui la potenza Normanna fu al suo apice.

David Hiley

(trad. Donato Sansone)

 

RECENSIONI

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